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Archeologia in SArdegna

Grande elemento di forte interesse turistico è il patrimonio storico-archeologico che l’Ogliastra offre ai numerosi turisti che ogni anno la scelgono come meta per le proprie vacanze. Molteplici e affascinanti, avvolti dal mistero, sono i siti archeologici da visitare in tutto il comune di Baunei e nella sua frazione di Santa Maria Navarrese, nel comune di Lotzorai, in quello di Tortolì e nella vicina Arbatax. Non da meno è il complesso nuragico di “S’Arcu e is Forros”, rinvenuto a poca distanza dal passo di Corr'e Boi, costituito da un grande tempio "a megaron" e da altri edifici di culto e abitativi, a breve distanza da un nuraghe a pianta trilobata, inserito nel comune di Villagrande Strisaili. Da Villagrande a Baunei, da Baunei alla piana di Golgo per trovare elementi che testimoniano quanto le genti abbiano abitato questo magnifico paesaggio sin dall’antichità e senza alterare gli equilibri naturali.

E’ però nella grotta di “Su Marinaiu” di “Cala Luna” che sono state rinvenute le più antiche tracce dell’uomo sul territorio baunese. Pare infatti che la grotta, sulla base dei rinvenimenti di elementi di “ossidiana”, “selce” e “ceramica”, fosse abitata dall’eneolitico sino all’età del bronzo. Di epoca nuragica sono invece i bronzetti rinvenuti nell’altopiano del Golgo: Navicella di protome bovina, Arciere a riposo, Soldato con scudo sulle spalle e stocco in mano.
Il Golgo si contraddistingue principalmente per la voragine di “Su Sterru”, esplorata per la prima volta dal Gruppo grotte Nuorese nel 1957. Si tratta di un singolare abisso che sprofonda per ben 270 metri nelle viscere della Terra, i cui primi 28m metri sono un composto di roccia di natura basaltica, mentre la parte più profonda è un composto calcareo. Nell’antichità veniva identificata come il luogo in cui venivano consumati le uccisioni degli anziani, tutto questo tra liberatorie e risa rituali quasi a voler riprendere quella sfera spirituale propria dei popoli africani.

Oggi sono tanti i curiosi, dai locali ai turisti, che si recano quotidianamente nella visita di questo sito, chi per godere dell’attrazione naturalistica e chi perché affascinato dalla da vecchi detti che stanno tra magia e realtà.

A poche centinaia di metri dalla Voragine troviamo le “Piscinas”, oggi tre conche di raccolta dell’acqua piovana, probabilmente modificate in passato dall’uomo per facilitarne la lavorazione dei metalli, nell’antichità luogo in cui si professavano riti magici, come il “Giudizio Divino” dell’ordalia dell’acqua. Voragine e Piscinas due siti di grande importanza storico-naturalistica avvolti da tanto fascino e magia tali da renderli ancor più belli e misteriosi.
Nella vicina frazione di Baunei, più precisamente a Santa Maria Navarrese, la presenza in prossimità della chiesa del masso erratico a coppelle e poi il betilo antropomorfico del Golgo, sono una ulteriore testimonianza della religione primitiva. Detto masso si presenta come una pietra altare contraddistinta da undici coppelle e da due incisioni, una rettilinea e l’altra dalla forma arcuata, che assieme contribuiscono nel darle un aspetto unico e misterioso.

Lasciamoci trasportare nuovamente nell’altopiano del Golgo, dove chiara e marcata fu la presenza dei Nuraghi, a testimonianza del fatto che i nuragici vissero nella piana realizzando imponenti opere architettoniche seconde solo alle piramidi egiziane per quanto entrambe si siano mantenute nel tempo. Nella direzione che conduce alla splendida Cala Sisine potrete visitare i Nuraghi di Orgoduri, Coeserra, Alvo, Nuragheddu e Lopellai, dei quali il più noto è probabilmente il secondo. Non da meno sono le rovine di un complesso fortilizio nuragico, sito in località “Doladorgiu”, con una prospettiva opposto a Coeserra, posto, sembrerebbe, a controllo degli accessi all’altopiano dall’interno e dal mare, rispettivamente da “Genna Arramene” e “Codula di Sisine”.
Il fascino del Golgo trova conferma anche nella particolare architettura utilizzata nella costruzione della chiesa campestre di San Pietro, costruita tra il XVII e XVIII secolo. Ogni anno, a fine giugno, si svolgono i festeggiamenti in onore dell’omonimo santo, la cui festa è accompagnata da una processione in costume animata dal suono delle “Launeddas” e della fisarmonica. Davanti alla chiesa è facile scorgere un betilo, alto poco più di un metro, proveniente probabilmente da una tomba dei giganti sita nelle vicinanze del nuraghe Orgoduri.

Sempre in prossimità della chiesa, facendo un po’ di attenzione, è facile notare il susseguirsi di basse colline , non di conformazione naturale, ma ottenute sistemando massi basaltici, nelle quali veniva praticata probabilmente l’agricoltura da parte dei primi abitanti del Golgo.
Da Baunei a Santa Maria Navarrese, dalla frazione all’altro centro turistico ogliastrino più vicino: Lotzorai. Come le sue confinanti, anche Lotzorai presenta siti d’interesse storico-archeologico: il “Castello di Medusa” e le “Domus de Janas” sono una valida testimonianza anche se appartengono a due periodi storici differenti. Il castello di Medusa, il cui nome favoloso avvolge la rovina da un fitto mistero, la cui storia è quasi del tutto ignota , dimenticata da secoli. Quella che resta viva è la leggenda , o meglio le numerose leggende che aleggiano intorno ai suoi ruderi e alla paurosa rocca su cui e posto. Si sa per certo che fu una fortezza medievale sorta su un basamento fenicio ormai in rovina. Sempre secondo storia e leggenda il castello di Medusa fu un avamposto militare fatto edificare a difesa del vicino porto che presumibilmente si trovava nel vicino stagno di Girasole. Secondo leggenda qui visse e morì una regina. Dal Castello di Medusa si possono ammirare il centro turistico di Lotzorai e l’isolotto d’Ogliastra. Le “Domus de Janas” si trovano nella strada provinciale che collega Lotzorai a Talana e a soli 2300m dalle soluzioni proposte da Sardegna Holiday in località Lotzorai. Le Domus de Janas, note anche come case delle fate o delle streghe, sono delle tombe scavate sulla roccia nelle quali venivano inumati i defunti per i quali questa rappresentava la continuità della vita nell’aldilà. Secondo quanto ci viene riportato dagli studi archeologici, i corpi venivano disposti in posizione fetale attorno ai quali venivano deposti oggetti di uso comune facenti parte del corredo del defunto, assieme ai quali anche del cibo necessario per il viaggio nell’oltretomba.

Desta tanta curiosità sapere come si sia arrivati a tanta precisione costruttiva e a come sia stato possibile incidere su materiali così duri come la pietra. Purtroppo non è ancora possibile dare una risposta a una domanda ancora avvolta da così tanto mistero. Chi avrà modo di visitarle si sentirà proiettato nel passato e capirà perché i nostri antenati avevano scelto quei luoghi per inumare i loro defunti. Un paesaggio fantastico, avvolto da tanto mistero dove a regnare è la pace.

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